🧠 La macchina milionaria di Nvidia: l'atmosfera della corsa all'oro dell'IA
Jensen Huang - sì, quello di Nvidia - ha lanciato una vera e propria bomba verbale sul podcast All-In, suggerendo che l'intelligenza artificiale creerà più milionari in cinque anni di quanti ne abbia creati internet in vent'anni. Audace? Certo. Ma anche stranamente credibile. Ha dipinto l'IA come il grande fattore di disuguaglianza trasformatosi in livellatore, affermando che praticamente chiunque abbia curiosità e una connessione internet può diventare un creatore o uno sviluppatore. "Tutti sono artisti", ha detto - forse un'iperbole, forse una profezia. Ha persino ipotizzato che le aziende del futuro gestiranno parallelamente delle "fabbriche di IA" digitali. È una metafora o un progetto concreto? Difficile dirlo.
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🏗️ Mania per le infrastrutture: la Silicon Valley costruisce, il pianeta sbatte le palpebre
Amazon, Google, Meta: non si limitano a investire cifre enormi nell'intelligenza artificiale, ma stanno sborsando miliardi. Amazon ha già speso oltre 100 miliardi di dollari quest'anno per il cloud e l'addestramento dei modelli. Google si attesta intorno agli 85 miliardi. Meta si colloca tra i 66 e i 72 miliardi di dollari, a seconda della velocità con cui intende superare la concorrenza. Wall Street apprezza l'ambizione. Gli ambientalisti? Non altrettanto. Al contrario, Adobe procede con discrezione, puntando su "dati puliti" e approvvigionamento etico. Sembra un colpo di scena inaspettato.
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🤝 Amazon x NYT: un divorzio basato sui dati o solo un affare?
Ecco la strana situazione: da un lato, il New York Times fa causa a OpenAI per aver prelevato i suoi contenuti senza autorizzazione. Dall'altro? Sta firmando un lucroso accordo da 25 milioni di dollari all'anno con Amazon per ottenere la licenza proprio per quel tipo di contenuti per cui sta litigando: notizie, ricette, articoli sportivi, insomma, tutto quello che c'è da sapere. Alexa sta per diventare molto più... colta? Non è tanto una contraddizione, quanto una strategia di copertura. O forse entrambe le cose.
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🔒 Le carceri predicono il futuro? Benvenuti al reality show britannico sull'intelligenza artificiale
Nelle carceri del Regno Unito si sta sperimentando un'intelligenza artificiale che analizza il comportamento, i messaggi e le conversazioni telefoniche dei detenuti – sì, avete capito bene – per prevedere episodi di violenza prima che si verifichino. Orwelliano, certo. Ma i funzionari la definiscono una "misura di sicurezza basata sui dati". Come prevedibile, le organizzazioni per i diritti civili stanno lanciando l'allarme, soprattutto per le discrepanze in termini di accuratezza tra i detenuti di diverse etnie. Un rapporto interno suggerisce addirittura che l'intelligenza artificiale identifichi erroneamente le minacce provenienti da detenuti neri o di etnia mista con maggiore frequenza. Tecnologia per la sicurezza o sorveglianza mascherata? A voi la scelta.
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📉 Licenziamenti per cause legate all'intelligenza artificiale: fumo negli occhi o una via di mezzo?
I licenziamenti nelle grandi aziende tecnologiche vengono attribuiti all'intelligenza artificiale, e in parte è vero. Microsoft, Autodesk e altre aziende lo hanno ammesso apertamente. Ma scavando più a fondo, il quadro si fa più confuso. Oltre 130.000 posti di lavoro nel settore tecnologico sono andati persi quest'anno, ma gli economisti affermano che l'automazione è solo una parte del problema. Anche la ristrutturazione aziendale, le richieste degli investitori e alcuni problemi preesistenti all'avvento dell'IA giocano un ruolo importante. I profili entry-level sono i più colpiti (di nuovo). Nel frattempo, se sei in grado di elaborare, analizzare o perfezionare un modello, sei ancora a cavallo.
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🌍 BRICS: il Sud del mondo vuole partecipare alle regole dell'intelligenza artificiale
Al 17° Vertice BRICS, ospitato da Rio, i leader non si sono limitati alla solita foto di rito con la stretta di mano, ma hanno chiesto alle Nazioni Unite di assumere un ruolo guida nella regolamentazione dell'IA. La proposta? Rendere l'IA equa, inclusiva e non solo un altro giocattolo per l'élite digitale. Con 126 impegni su tecnologia, clima e salute, non si è trattato di parole vuote. È chiaro che i Paesi al di fuori della bolla della Silicon Valley/Sequoia vogliono avere voce in capitolo prima che l'IA si affermi come il nuovo standard globale.
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💡 Big AI vs. Small AI: a quanto pare, le dimensioni non sono tutto
Ecco il colpo di scena: quei megamodelli di cui tutti parlano con entusiasmo? Non tutti stanno dando i risultati sperati. Le aziende stanno registrando rendimenti deludenti nonostante gli ingenti investimenti. Quindi, ecco la tesi controcorrente: la "small AI" potrebbe davvero vincere. Pensate a sistemi agili, di nicchia e progettati per uno scopo specifico, piuttosto che a scatole nere da 600 miliardi di parametri. Più ROI, meno problemi infrastrutturali. Forse il futuro è meno Frankenstein e più coltellino svizzero.
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